giovedì 30 aprile 2009

Uno schiaffo per la Libertà

Autunno 1944:
“Fischia il vento e infuria la bufera...”. E’ più di un anno che queste terre grondano sangue. Sangue di martiri, semplici cittadini divenuti eroi, strappati alla quotidianità del loro lavoro, per difendere la propria Libertà e la Libertà di un popolo intero.
“Scarpe rotte, eppur bisogna andar...”. Si cammina, a piedi nudi, come nuda sta diventando la nostra vita, privata di tutto, della nostra terra, delle nostre quotidianità e dei nostri affetti.
Mio marito è Partigiano inquadrato nella VIII Brigata Garibaldi, ha imbracciato le armi poco dopo l’Armistizio del 8 Settembre 1943, quando dalle radio Badoglio annunciava la fine delle ostilità... e invece era solo l’inizio.
Non vedo l’uomo con cui condividevo la mia vita e questa casa da quasi un anno. Ricevo le sue lettere, che brillano d’amore, come brillano le bombe sulle nostre case e sulle nostre vite... lo sento così vicino, seppur lontano...
Circa sei mesi fa ho dato alla luce il nostro figlioletto, l’ho chiamato Libero, come libero ogni uomo ha diritto di essere. Libero dalle catene, dall’oppressione, dalla malvagità umana.

La nostra casa è un’abitazione alle pendici della foresta della Lama, immersa in un verde austero che ci fornisce protezione dalla ferocia dei tedeschi. La Wermacht ha paura a venire quassù, poiché i Partigiani conoscono queste terre come le loro tasche, e come lupi sanno colpire e ferire.
Non passerà lo straniero!!! anche se i tedeschi questa terra la chiamano Germania, anche se vi hanno costruito una linea difensiva, chiamata Linea Gotica, in quanto già oltre un millennio fa, durante le invasioni barbariche, si rivelò una barriera naturale insormontabile.

Le SS non hanno pietà alcuna, uccidono chiunque: civili, militari, vecchi, donne e bambini. Nessuno si salva dal loro odio e dalla loro ferocia.
Il 13 Aprile a Vallucciole sono stati trucidati 108 civili, tra cui donne e bambini; i piccoli sono stati lanciati in aria e usati come bersagli da tiro al piattello da quegli animali della Divisione Herman Goering.
Il 17 dello stesso mese 18 Partigiani sono stati ammazzati a Stia.
Il 22 Luglio 64 persone, uomini e donne, vecchi e bambini, sono state massacrate a Tavolicci dalle SS italiane.
Il 25 Luglio 27 uomini fucilati sul Passo del Carnaio... mai nome fu più appropriato... qua tutto è un carnaio, oramai sentiamo solo queste due parole: morte e distruzione.
Si vive con il terrore che da un momento all’altro possa giungere la notizia della morte dei nostri cari.

Oggi ho visto passare gli aerei Alleati sopra il Falterona, la contraerea tedesca ha aperto il fuoco ma nessun velivolo è stato colpito. Come succede già da qualche tempo, hanno lanciato armi, vestiti e cibo per i Partigiani, in località San Paolo in Alpe, dove essi hanno un loro Comando.
In questo territorio le abitazioni sono quasi tutte isolate, le informazioni circolano con difficoltà, ma è giunta notizia che degli Ufficiali anglo-americani per errore sono stati paracadutati oltre la Linea Gotica e stanno cercando di rientrare...le SS saranno sicuramente già sulle loro tracce...poveretti non avranno scampo. Se riuscissero a raggiungere Strabatenza potrebbero trovare ricovero nella Chiesa di Don Natale, che offre ospitalità e protezione ai nostri Partigiani, ma le strade sono impervie e solo chi conosce bene questi luoghi riesce a orientarvisi.
Si dice che la Wermacht stia preparando la controffensiva. Tra di loro operano numerosi fascisti italiani che sono altrettanto feroci dei tedeschi, se non peggio. L’area che va da Poggio alla Lastra a San Paolo in Alpe, passando per Biserno è comunque saldamente in mano ai Partigiani e non riusciranno a sconfiggerli nella loro terra, nella nostra terra!

Guardo fuori dalla finestra, è quasi buio, penso a dove possa essere mio marito ora, rimango assopita per un attimo...improvvisamente il mio figlioletto Libero comincia a piangere e mi distoglie dai pensieri. Mi avvicino alla culla, gli do un tenero bacio e mi metto a dormire.

_Help! Help! We are American! Help!

Le grida sono accompagnate da forti colpi sull’uscio di casa. Ho un sussulto e un brivido di terrore mi percorre la schiena. Chi potrà mai essere? Che siano tedeschi? Non lascerò loro il mio bambino, mai, mai!!!
Sento una voce in uno stentato italiano che dice: _”Signora, siamo militari americani, per favore ci apra!”.
Mi avvicino all’uscio, ho tanta paura, ma se avessero voluto farmi del male, avrebbero già sfondato la porta. Decido di aprire.
L’uomo dall’italiano stentato mi abbraccia e mi stampa un bacio in fronte, continuando a ripetermi “grazie” con quello strano accento che se non fosse per i drammi che stiamo vivendo mi porterebbe a sorridere.
E’ un bell’uomo, sui trenta anni, biondo, alto, con due magnifici occhi azzurri.
Mi dice: _”siamo militari americani, siamo stati paracadutati oltre le linee nemiche e ora stiamo cercando di rientrare in località Camaldoli. Signora per favore, ci dia qualcosa da mangiare e da bere, siamo stremati!!!”.
Sono in cinque, tutti ragazzi giovani, anch’essi strappati alle loro terre, venuti per combattere una guerra infame e venuti a combattere per la libertà di un popolo così lontano dalle loro “ precedenti” vite. Si, precedenti vite, poiché chi ha vissuto questa guerra, chi ha visto queste barbarie, non può più essere l’uomo o la donna che era prima.
Ho deciso che li ospiterò questa notte, so che è una cosa molto pericolosa, ma la pietà umana è superiore al mio terrore nei confronti delle SS. Non ho tanto da mangiare in casa, ma ciò che ho glielo offrirò. Questi uomini, come mio marito, hanno abbandonato le loro case per difendere la nostra Libertà, anche la mia e quella di mio figlio.
Li nasconderò nella soffitta, lì potranno riposarsi, poi domani, quando sarà giorno, indicherò loro la via per risalire l’Alpe e giungere a Camaldoli. Bastano loro pochi kilometri per raggiungere la salvezza; da qui, risalendo il Fosso degli Scalandrini, in un paio d’ore si raggiunge l’Eremo.
Hanno divorato tutto ciò che ho loro offerto e continuano a ringraziarmi e a baciarmi, come fossero dei bambini... ai miei occhi sono bambini, due di essi non avranno venti anni. Sul loro viso sono presenti solo pochi segni della barba che gli sporcano la faccia, anche se il loro animo dentro è limpido, trasudante di un ardore che solo la spensieratezza e l’incoscienza della gioventù possono donare.
Chissà le loro madri Oltreoceano cosa staranno pensando in questo momento. Sicuramente ai loro “bambini”, così lontani, così indifesi...
Li accompagno in soffitta, qui tra la paglia potranno finalmente riposarsi.
Cerco di mostrare serenità, anche se ho tanta paura; la casa della Seghettina a pochi kilometri dalla mia è già stata incendiata due volte, se i tedeschi scoprono che nascondo dei militari americani, per me e mio figlio non ci sarà scampo. Penso che non dormirò questa notte.
I giovani americani invece sono crollati sotto il peso della stanchezza e tutti dormono come cinque piccoli angioletti. Richiudo la botola della soffitta e scendo.
Sono passate oltre due ore da quando sono arrivati questi “insoliti ospiti”, fuori è notte fonda, ma io non riesco a prendere sonno, ogni minimo rumore mi fa sobbalzare.

Mi desto improvvisamente, ho sentito dei rumori fuori, sento abbaiare i cani, mamma mia sono i tedeschi, sono i tedeschi che cercano gli americani! Mio Dio è finita, è finita!!!
Sento calciare la porta, i cardini cominciano a cedere fino a che il battente viene giù.
I tedeschi urlano, gridano parole incomprensibili, uno di questi mi afferra per un braccio strattonandomi, ma non capisco cosa dicono.
_ “Stiamo cercando dei militari americani, Signora lei li ha visti? Sa dove sono? Se sa qualcosa ce lo dica, altrimenti bruciamo tutto!_ pronuncia uno di questi in un italiano con forte accento teutonico.
_ “No, no... io, io, non ho visto nessuno... da queste parti non passa mai nessuno... io sono sola, sono vedova...mio marito è morto qualche mese fa....”
Il tedesco che parla italiano è il Comandante di questo squadrone della morte e impartisce loro gli ordini. I suoi uomini cominciano a cercare, frugano ovunque, rovesciano i letti, aprono tutti gli armadi, senza curarsi di nulla. Una furia si abbatte sulla mia umile abitazione, frugano persino nei cassetti, alla ricerca di chissà cosa...
Il cuore mi sale in gola, i militari angloamericani che ho nascosti sulla soffitta avranno sicuramente sentito l’ingresso in casa dei tedeschi. Se li scoprono è la fine per tutti, per tutti!!!
I nazisti hanno rovesciato tutta la casa, ma non hanno trovato nulla. Le lettere di mio marito sono ben nascoste e non possono certo trovarle.
Cerco di mostrarmi tranquilla ma ho il cuore in gola.
Il tedesco che impartisce gli ordini fa cenno ai suoi uomini di andarsene, uno alla volta escono dall’uscio...improvvisamente però il graduato si accorge della botola che porta alla soffitta. Dice a tutti di fermarsi, rientrano e si avvicinano alla scala.
Mio Dio è finita!!!
Nella casa ora regna un silenzio assordante per quanto irreale, ho paura che i tedeschi possano udire i battiti del mio cuore che sta per uscirmi dal petto.
Si avvicinano alla botola, mi assale la disperazione, cosa posso fare, cosa posso fare!!!
Senza pensarci su e senza farmi vedere colpisco con uno schiaffo il mio figlioletto Libero che comincia a piangere. I tedeschi si distraggono, si avvicinano alla culla. Il Comandante mi chiede:
_ “perché il bambino piange?”
_” è spaventato...tutto questo trambusto l’ha spaventato... per favore, andate via, avete visto che non ho niente...”.
Il tedesco prende in braccio il mio figlioletto, lo guarda, quasi accenna un sorriso, poi lo ripone nella culla.
Libero continua a piangere, piange con tutta la sua voce, con tutta la sua forza, inconsapevole del fatto che i suoi strilli di bambino hanno distratto i tedeschi che ora uno alla volta escono dalla nostra casa.
L’ultimo a uscire è il Comandante che si gira e mi saluta con un ghigno beffardo.

Oggi però il sorriso della vittoria è quello di un bambino, il mio figlioletto Libero, un inconsapevole eroe che con il suo grido da infante ha scacciato dalla propria casa il nemico e ha salvato la vita a cinque soldati, a cinque Uomini.

Viva Libero, viva la Libertà!!!

(Liberamente ispirato a una storia vera, avvenuta durante la Resistenza, nelle Foreste Casentinesi).

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