Il ferrarista, campione del mondo in carica, da qualche mese è irriconoscibile, le sue ultime gare sono state una delusione completa, fatta eccezione il secondo posto quando ruppe lo scarico.
Il finlandese è giunto sesto in Germania, mai in gara, sempre a lottare nelle retrovie.
E' vero che la Ferrari oggi non andava molto bene, ma Massa è giunto comunque terzo.
Nella sua carrera Raikkonen ha sempre avuto periodi in cui si "spengeva", ma quello di quest'anno è decisamente lungo. Dovrà darsi una seria svegliata se vorrà riconfermarsi Mondiale.
La Ferrari è andata indietro come i gamberi nell'ultimo periodo, sperperando un grande vantaggio iniziale sulla McLaren, perdendo molti punti in gare dove era nettamente superiore, per colpa dei piloti e dei tecnici al muretto. Si sente la mancanza di Ross Brown e Jean Todt, i loro sostituti allo stato attuale non sembrano all'altezza. speriamo che con il temp o imparino e che la Ferrari riesca ad uscire da questo momento molto difficile. Ricordiamo che Massa e Raikkonen sono ancora in corsa, dietro di 4 e 7 punti da Hamilton.
Una parola per Hamilton, verso il quale non nutro grossa simpatia, il quale è stato autore di una grande gara, vincendo la corsa nonostante una strategia sbagliata.
Va citato anche il secondo posto di Piquet (che probabilmente gli garantirà la riconferma per il prossimo anno), avvenuto in modo rocambolesco, grazie all'intervento della safety car. Io sono dell'idea che debba vincere la macchina e il pilota migliore, oggi è stato coì, ma il secondo posto di Piquet conquistato in modo così fortunoso, fa pensare ancora una volta che il regolamento della F1 sia pessimo
domenica 20 luglio 2008
Che fine ha fatto Raikkonen?
Bossi e il gestaccio all'Inno di Mameli
Pubblicato da
Nicola Andrucci
a
14.12.00
3
commenti
Etichette: Castigat ridendo mores
sabato 19 luglio 2008
Dalla lettera di Nicola a Brunetta.

Egregio dottor Brunetta,
mi permetto di scriverLe questa lettera per fare alcune considerazioni sui provvedimenti da Lei intrapresi.
Concordo sul fatto che nelle Amministrazioni Pubbliche ci siano enormi sprechi, dissento dalle modalità che Lei ha intrapreso per fare fronte a questi.
Colpire a caso, colpire 1 per educarne 100, non mi sembra molto utile alla causa.
Io studio Scienze Politiche, in particolare Scienze dell'Amministrazione, ben conosciamo quali siano le P.A. più sprecone e quelle con maggiori esuberi. Fare una legge così generalista che colpisce tutti indistintamente, fa più male che bene: fa male perché sicuramente i furbi la faranno franca ancora una volta e a farne le spese saranno coloro che lavorano con impegno e onestamente.
Dottor Brunetta, la invito a fare un giro per qualche Ministero o per qualche altra Amministrazione Pubblica (a Roma ne può trovare tante), le assicuro che Le capiterà di trovare varie decine di uffici vuoti, perché chiudere gli occhi nei confronti di coloro che lavorano a vostro stretto contatto?
Ministro, Lei ben sa che il più alto tasso di assenteismo lo si trova in Parlamento, dove alcuni Deputati mancano (spesso ingiustificatamente) per oltre il 90% delle sedute: da importante economista quale è, sa che in qualsiasi società privata ciò non sarebbe possibile; nei collegi sindacali delle società, se i revisori saltano più di due sedute consecutive senza giusta causa, decadono. Perché non sono i Parlamentari a dare il buon esempio? Perché tali norme non si applicano pure a loro, che tra l'altro sono molto ben remunerati?
Una seria lotta all'assenteismo, deve colpire direttamente le persone che tengono un comportamento scorretto, sparare su tutto e tutti è solo populismo.
I tagli al personale sono indispensabili, ma devono avvenire con criterio: ci sono amministrazioni sottorganico, che non riescono a lavorare e altre piene di personale in esubero. Tutti (o qualsi) sanno quali siano (non servono scienziati, basta sapere fare 2 + 2) non fate finta di non saperlo voi: tagliare il 10% del personale in modo indiscriminato, fa del male solo a quelle amministrazioni che lavorano bene con un adeguata pianta organica, mentre non colpisce affatto quelle istituzioni mastodontiche dove magari ci sono 10 persone addette alle fotocopie; queste potranno "salvarsi" grazie ai pensionamenti, gli esuberi (ben maggiori del 10%), rimarranno e i fannulloni (come li chiama Lei) se la continueranno a ridere. Chi ci rimetterà, saranno ancora una volta quelle amministrazioni che operano in modo efficiente (o paretiano, se preferisce).
Per quanto riguarda la lotta ai "falsi malati", giustissima l'idea, discutibile il metodo intrapreso: innanzitutto quello di diversificare la posizione dei dipendenti pubblici da quelli privati (11 ore contro 4, di reperibilità).
Ancor peggio è stato fatto, prendendo questa decisione in modo palesemente "Top-down" e non "Bottom-up": sono certo che non sono stati consultati precedentemente né medici, nè responsabili sanitari. Glielo dico con cognizione di causa poiché ho chiamato il mio medico di base nei giorni scorsi, ho chiamato un importante ospedale romagnolo e nessuno sapeva niente. Quando si emana una legge, sarebbe bene non farlo di corsa, ma ascoltare tutti gli attori (sociali e politici) coincolti e coinvolgibili, altrimenti sembra che queste vengano scritto in un modo descritto molto sagacemente da un lettore del mio blog:
- "Secondo me hanno un software, magari creato da una di quelle società di consulenza che per compilare una tabella Excel prendono una commessa di 15 milioni di euro, il quale estrae a caso:
- un argomento
- un tipo di norma
- un numero
e compila automaticamente la legge.
In questo caso è uscito:
- argomento: dipendente pubblico
- tipo di norma: reperibilità
- numero: 11
e così hanno fatto la legge: dipendente pubblico, reperibilità per 11 ore".
Questa considerazione non vuole essere offensiva, La prenda per quello che è, però rende molto bene l'immagine: le politiche pubbliche in Italia sembrano quasi sempre prese sotto l'onda emozionale del momento, spesso senza seguire certi criteri logici. Nel "bidone della spazzatura" teorizzato da March & Olsen finisce di tutto, ma non è possibile che qualsiasi soluzione ai problemi, scaturisca in modo troppo spesso irrazionale, sull'onda della fretta e del populismo. Tutto pare affidato al caso, come ha indicato il mio lettore di cui ho riportato un commento.
La mia è una critica generale indirizzata a tutto il modo di fare politica che c'è in Italia, che sia di Destra, di Centro o di Sinistra. Lei ben sa che nel resto del mondo il sistema politico italiano (tutto in generale) viene considerato talmente corrotto che non è possibile una sua analisi scientifica per paragonarlo ad altri Stati. In nessun libro di Economia o di Scienze Politiche, viene preso come esempio il sistema Italia ed è veramente deprimente vedere come noi siamo assenti in qualsiasi tipo di analisi, mentre nei libri di Mankiw ad esempio, vengono presi in considerazione buona parte dei paesi africani, quelli che noi nominiamo come Terzo Mondo (vai a capire poi quale sia il Terzo Mondo...), mentre l'Italia, troppo corrotta, non c'è.
Andiamo ora nello specifico della norma che prevede l'estensione della reperibilità durante la malattia; sono certo che non sia stato consultato neppure un medico per questo semplicissimo motivo: la norma è totalmente generalizzata e non prevede casi particolari, se non per pazienti da codice rosso.
Esistono patologie le quali non possono essere curate standosene in casa tutto il giorno, le potrei fare qualche esempio: l'astenia, la depressione, oppure quelle che necessitano di importanti cicli fisioterapici. Come fa a curarsi una persona, se deve rimanere chiusa in casa? Ovviamente non si cura, peggiora la propria situazione clinica e allontana il proprio rientro al lavoro. Non tutte le patologie necessitano di medesime terapie, un conto è una normale influenza, un conto è un incidente che comporta una invalidità e necessità di cure tempestive, costanti e immediate (come è successo a me).
Le porto questo esempio, che mi tocca personalmente: a seguito di un grave incidente stradale, sono rimasto invalido, la commissione medico legale mi ha riconosciuto un punteggio del 33% (a 35% c'è l'amputazione dell'arto) più 15 punti di CLS. Ho subito due interventi chirurgici e ne dovrò subire un terzo (e poi altri, chissà quanti). Gli ortopedici mi hanno detto che mi gioco tutto ora, il mio futuro è adesso (citando un Baglioni d'annata): mi hanno prescritto intensi cicli di fisioterapia, ginnastica propriocettiva, piscina, bicicletta e cammino sulla battigia del mare (non posso camminare più di tanto senza l'ausilio di stampelle). Ciò lo devo fare tutti i giorni, meno lo faccio e più si allontana la possibilità del mio rientro al lavoro e più si allontana la possibilità per me di camminare decentemente (non potrò mai più farlo come prima).
Ora chiedo a Lei: come posso farlo se devo stare chiuso in casa? Il Diritto alla salute è Costituzionalmente garantito, mi potrebbe spiegare come posso fare a curarmi? Se quando ha scritto la legge avesse consultato degli esperti in materia medica, ora non ci troveremo di fronte a questo paradosso: non ci si può curare, allo stato attuale ancora né medici né ospedali sanno chi e come dovrà rilasciare i certificati; meno mi curo più si allontana il giorno del mio rientro presso l'ente dove lavoro (non si preoccupi, i miei stipendi li pagherà l'assicurazione di colui che mi ha investito); in questo modo la sua legge per assurdo, aumenta il danno all'Ente.
Il populismo non è mai buona cosa, sarebbe bene prendere qualsiasi decisione dopo attente riflessioni, consultando (con umiltà) il maggiore numero di persone possibili senza pensare di avere la verità in tasca, sapendo che si ha sempre qualcosa da imparare, da chiunque.
Pasolini diceva: "le migliori persone che ho incontrato e da cui ho imparato nella mia vita, non avevano neanche la quarta elementare".
Cordiali saluti
Nicola Andrucci
venerdì 18 luglio 2008
Ricco di EPO.
Il ciclismo è morto da un pezzo, come tanti altri sport di fatica.
Il caso Riccò-Piepoli della Saunier Duval non meraviglia nessuno (non certo me) e forse non scandalizza neppure più di tanto: il doping nel ciclismo è la normalità, gli atleti puliti sono troppo spesso l'eccezione.
Non mi piacciono neppure le verginelle che pedalano in gruppo e mettono all'indice gli altri corridori: spesso sono gli stessi che usano sostanze illecite e additano altri, seppur colpevoli.
Nel ciclismo vige una omertà che non ha riscontro in nessun altro campo, neppure nelle peggiori associazioni criminali: non esiste alcun pentito di spicco, nell'ambito dell'utilizzo del doping.
Anni fa Simeoni denunciò le pratiche illecite di un medico, che era lo stesso dottore di Armstrong: invece di ottenere la solidarietà dai colleghi, fu massacrato da questi, in particolare dal discussissimo Texano, vincitore di 7 Tour de France, con tanto sospetto.
Armstrong era un discreto corridore da corse di un giorno, vinse un mondiale atipico ad Oslo nel '93, lasciato andare dal gruppo in quanto sconosciuto, sotto il diluvio. Poi arrivò il cancro e Armstrong divenne un fenomeno. Un fenomeno contro natura, da discreto corridore nel pieno delle forze a campione dopo un cancro. Gli furono somministrate (giustamente) numerose sostanze per curarsi, alcune delle quali illecite; e qui nulla di grave, curarsi da un cancro è la cosa principale e tutti siamo felici che si sia salvato. Poi però qualcuno se ne è approfittato, per anni Armstrong non ha avuto controlli o si è chiuso un occhio per lui. Doveva essere il bell'esempio americano, ma non lo è stato.
La potentissima America, che negli anni ha protetto i suoi atleti più coccolati (tra i quali Carl Lewis, trovato più volte positivo all'antidoping, ma sempre nascosto dalla federazione atetica americana). Le guerre fredde si vincono anche con lo sport ed Usa e Urss ne hanno fatto ampio uso, spesso in maniera illecita.
Armstrong è stato ed è il cocco di Bush, il simbolo di una certa America, andava protetto a spada tratta e lo hanno fatto.
Il doping è sempre molto più avanti dell'antidoping, sono certo che non siano solo 3 i corridori dopati al Tour; ma è difficilissimo trovarli. La società del Tour de France sta facendo un ottimo lavoro, ma in tanti continuano a barare: per tantissimi anni nessun atleta di alto livello fu pescato all'antidoping, né negli anni '80 né negli anni '90. Parecchi dubbi restano sui vincitori di molte corse a tappe e corse singole: purtroppo non sapremo mai la verità.
Io correvo negli anni '90 nella categoria Juniores (Federazione Ciclistica Italiana), il doping nel ciclismo imperava, anche a bassi livelli, partendo da ragazzini di 14 anni. Si parlava di doping con una naturalezza terrificante, le pecore nere sembravano/erano quelle che non si dopavano, venivi guardato di traverso, come un possibile infiltrato: fino a quando si dopano tutti, l'omertà funziona, quando qualcuno non vuole farlo, ecco che nasce il pericolo, cosicché chi si comporta onestamente diventa un possibile nemico da emarginare.
Non ho avuto una carriera di alto livello anzi, piuttosto scarsina; non voglio trovare alcuna scusa, ma non ho mai assunto alcuna sostanza illecita. Ricordo che talvolta i miei compagni di squadra si appartavano con i direttori sportivi, io non ho mai partecipato a quei capannelli dove ben sapevo cosa succedeva; dopo varie volte mi sono sentito un estraneo nella mia stessa squadra, quasi indesiderato, un peso.
Ricordo i direttori sportivi che si fermavano davanti alle farmacie prima delle corse, con uno di loro che faceva il palo alla porta. Si drogavano dei bambini, per vincere dei prosciutti, spesso i genitori erano conniventi. L'ambizione personale, non ha limiti e si usano così pure bambini che non hanno alcuna cognizione di causa.
Il doping nel ciclismo c'è sempre stato, c'è e purtroppo ci sarà.
Fa rabbia anche sentire parlare come paladini dell'antidoping persone che sono all'interno del ciclismo (anche, perché no, giornalisti e telecronisti) e che sanno come funziona la baracca. Lo sapevo io, che ero un bambino, non possono non saperlo loro.
Competere contro persone che fanno uso di sostanze illecite è quasi impossibile, per questo non credo più in nessuno di coloro che corrono. Ricordo un ragazzo che correva ai miei tempi, il quale mi disse: "arrivavo sempre ultimo, gli altri volavano e non capivo perché, non mi sembravano neppure umani. Poi un giorno mi fecero prendere qualcosa, allora capii come si faceva a volare..."
Iscriviti a:
Post (Atom)



















